Elettrodomestici intelligenti e connessi: pro e contro

Gli elettrodomestici “intelligenti” (smart) e connessi a Internet sono stati una caratteristica a lungo promessa della “casa del futuro”: un modo, per i proprietari di abitazione, di programmare i propri sistemi di casa affinché funzionino automaticamente e facciano risparmiare energia.

La realtà degli elettrodomestici intelligenti è oggi diversa da quella ideale, ma sono stati compiuti notevoli progressi in come gli apparecchi intelligenti possono comunicare con altri sistemi e dispositivi presenti in casa e in come inviare e ricevere informazioni all’utente. Molti produttori importanti hanno cominciato a offrire apparecchi elettrici ed elettrodomestici smart, con diversi gradi di successo.

Uno dei principali fattori che influenzano l’efficacia di qualsiasi apparecchio “intelligente” è che il proprietario dell’abitazione sia in grado di configurare la rete informatica della casa per comunicare con l’apparecchio smart in questione, di solito collegando l’apparecchio alla rete wireless domestica, in modo da poter usare un dispositivo mobile come “controller” per l’apparecchio.

Uno dei principali vantaggi degli ultimi apparecchi intelligenti è la capacità del proprietario di casa di programmare in remoto l’apparecchio per operare secondo un programma coerente. Ad esempio, le lavatrici e le lavastoviglie possono essere impostate per operare nel mezzo della notte durante l’estate, quando solitamente le tariffe elettriche da contratto sono più basse.

Una ragione valida per collegare qualcosa a Internet è controllare il suo stato. Che cosa fa questo elettrodomestico? Quanta energia / risorse / tempo sta consumando? Ha qualcosa di rotto? Collegando dei sensori ai suoi componenti interni giusti e inviando i dati online in modo che possano venire visualizzati tramite una app o una pagina web permette di avere in remoto tali informazioni.

E così si arriva al secondo motivo per connettere un elettrodomestico a Internet: essere in grado di intervenire se qualcosa non va bene. Se ad esempio ricevo un avviso che la temperatura all’interno del mio frigorifero sta improvvisamente aumentando, sarebbe bello poter fare qualcosa: cercare di risolvere il problema prima che faccia danni, magari rovinando il cibo o allagando la casa.

Questo tipo di connessione degli oggetti ai servizi è la terza ragione per collegare qualcosa a Internet: impegnare facilmente le risorse esterne all’oggetto per migliorare, risolvere o estendere il funzionamento dell’oggetto. Se ad esempio la mia lavastoviglie esaurisce il detergente, posso riordinarlo subito o aggiungerlo alla mia lista della spesa, per cui non rischio di non poterla usare.

Questa connettività, però, non deve trasformarti in uno schiavo degli elettrodomestici, monitorandoli costantemente. Non deve nemmeno fornire servizi troppo generali, tipo la possibilità di interagire con i propri amici su Facebook dal quadro di controllo di una stufa “intelligente”. E non deve fornire dati inutili, come ad esempio i litri di detersivo che ho usato nel corso degli anni.

Inoltre, i dati raccolti non devono essere ceduti o venduti a terze parti, per ovvie ragioni di privacy. Nessuno vuole essere spiato o avere il sospetto che gli apparecchi che ha in casa lo facciano. In effetti, con la nuova generazione di elettrodomestici smart, la possibilità che degli hacker “buchino” il sistema dall’esterno e li utilizzino per fini di vario tipo non è più solo fantascienza.

Infine, non dobbiamo dimenticare che l’ “intelligenza” degli elettrodomestici fa lievitare i costi di acquisto. Affinché la maggior spesa in qualche modo si ripaghi, occorre che si abbia in cambio un risparmio energetico significativo, ad es. legato a una minimizzazione degli sprechi; oppure che si possa raggiungere un livello di comfort decisamente superiore, al di là degli “effetti speciali”.



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