Illuminazione automatica: come funziona?

Una casa media può contenere finanche alcune decine di lampadine, che rappresentano circa il 10% del consumo di elettricità residenziale. L’illuminazione automatizzata fa risparmiare perché permette l’utilizzo dell’illuminazione con la presenza dell’occupante in uno di due possibili modi.

Uno è quello che prevede l’impiego di sensori di controllo basati sull’occupazione: quando uno spazio diventa occupato, il sistema accende automaticamente le luci in risposta. Al contrario, i sistemi basati sull’assenza di persone si basa sull’accensione delle luci da parte di queste ultime quando entrano in uno spazio e successivamente spengono le luci quando l’occupazione non viene più rilevata.

In pratica, crediamo che gli occupanti preferiscano utilizzare sistemi di controllo dell’illuminazione basati questo secondo modo nella maggior parte degli spazi interni, perché esso è più allineato a come le persone in genere utilizzano le luci in casa (cioè, accendono manualmente le luci quando entrano nello spazio).

In molte applicazioni, il controllo basato sull’occupazione sarebbe chiaramente problematico. Ad esempio, in camera da letto e delle luci del corridoio che si accendono quando le persone si risvegliano nel bel mezzo della notte. Prima di spegnere automaticamente le luci, entrambi gli approcci implementano tipicamente un periodo di timeout minimo per evitare inavvertitamente di spegnere le luci quando gli occupanti non vengono rilevati per brevi periodi, e impedire l’usura eccessiva della lampadina.

Tre tipi principali di sensori sono utilizzati per il controllo dell’illuminazione basata sull’occupazione:

  1. I sensori a infrarossi passivi (PIR), che rilevano occupazione all’interno di una stanza in base alle variazioni dell’emissione nell’infrarosso di oggetti all’interno del campo di vista del sensore;
  2. I sensori ad ultrasuoni, che emettono segnali sonori non udibili e valutano le modifiche nel suono riflesso
    tramite modelli per rilevare il movimento e, di conseguenza, l’occupazione;
  3. I sensori acustici, che valutano l’occupazione di un determinato ambiente rilevando invece le onde sonore emesse dalle sorgenti nello spazio.

I sensori ibridi – od i sensori dual-technology – utilizzano più tipi di sensori, tipicamente PIR e ultrasonici, per migliorare l’accuratezza nel rilevare l’occupazione all’interno di uno spazio. Oltre a queste ben consolidate tecnologie, si stanno sviluppando numerosi approcci emergenti per rilevare o inferire l’occupazione, la presenza, e la prossimità che possono essere integrati con i controller per, appunto, integrare o addirittura sostituire i sensori di occupazione tradizionali.

Fondamentalmente, i controlli di illuminazione basati sull’occupazione consentono di risparmiare energia spegnendo le luci quando non ci sono spazi occupati. Allo scopo, possono utilizzare algoritmi che considerano gli input di uno o più sistemi di rilevamento in rete, come le telecamere, i tag RFID, la pressione su dei tappetini, l’attività di rete, i segnali Wi-Fi o Bluetooth, i microfoni, etc.



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